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TELAI





Gli strumenti, il come fare le cose, mi hanno sempre affascinata: i diversi modi di tendere l’ordito e di separarlo, i diversi modi di tessere in forma, le diverse modifiche portate al telaio da tessitori di tutto il mondo, non ultimo Peter Collingwood. Lui ci ha mostrato come essere studiosi del passato per trarne ispirazione per il proprio personale futuro tessile.

Questa sezione, che sarà sviluppata in futuro, illustra un aspetto fondamentale del nostro mestiere di tessitori creatori e ricercatori.

Mi interessano in particolar modo i telai etnici, perché spesso si basano su di un’idea per me fondamentale: il telaio concepito come uno strumento cui poter far fare cose impreviste, con cui creare un oggetto tessile con zone che si differenziano, e non come strumento per la produzione di un tessuto a metraggio.

Questa è la ragione per cui non sono attirata dal telaio jacquard, ma forse un giorno mi avvicinerò anche a questo e ne scoprirò le possibilità. Telai etnici di diversi tipi sono studiati in molti libri della mia biblioteca, alcuni dei quali sono illustrati nella sezione Evoluzione dei telai in Biblioteca, in questo stesso sito.

Mi affascina ancora, nonostante la sua semplicità, il telaio a due licci, con il quale si può fare anche un tessuto doppio, se si rispettano una serie di condizioni: l’ordito non deve essere troppo largo, si tesse senza pettine (che forzerebbe il tessuto sempre alla stessa larghezza), si fa sempre entrare la trama dallo stesso lato, avvicinando le due cimose fino a creare un tessuto tubolare e accostando la trama con un punteruolo.



 





Questo avveniva nell’Ottocento quando in casa, con speciali piccoli telaietti, si tessevano le fettucce per gli abiti ed avviene ora, per esempio, nelle mie collane Senza capo né coda. Credo fermamente nel “se” e nel “cos’altro ancora” sia in tessitura che in tutti i fatti della vita, ed è proprio questo che ci mostrano tutti i popoli del mondo nel loro modo di lavorare.

Guardando le figure qui sotto si può vedere che il telaio può essere mobile, come un piccolo telaio colombiano da sprang usato da pastori; che può essere in forma, come un telaio, sempre colombiano, per tessere tomaie di scarpe; che può essere lavorato in osso, ed avere una piccola cifra intagliata; che chi tesse può sedersi sull’ordito per controllarne la tensione, specie se è un giovane tessitore inesperto. La misura e la semplicità del telaio di cartone poi non precludono l’esecuzione di strutture complesse.

Con un piccolo telaio che sta nel palmo della mano, una tessitrice di Accha Alta in Perù tesse a otto licci un complesso nastro a diamantini con frangia laterale. A sinistra alcuni dei gruppetti di maglie che aprono il passo.

Una tessitrice di Pitumarka, in Perù lavora a un tessuto a orditi discontinui, tecnica precolombiana che si credeva perduta.





Telaio colombiano per tessuto a sprang.

 

 

 

 

 

 

Telaio colombiano per tessere in forma tomaie di scarpe.
Telaio lappone a pettine liccio in osso.
Telaio a pettine liccio tenuto in tensione dal corpo del tessitore.
Telaio di cartone: strumento molto semplice su cui si possono tessere strutture complesse.
Telaio per frange,
Accha Alta, Perù.
Telaio ad orditi discontinui, Pitumarka, Perù